Preserva la nostra acqua!

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Come gestire la carenza d’acqua, recuperare o depurare questa preziosa risorsa? Illustriamolo con quattro iniziative esemplari.

Marocco: reti per catturare l’acqua dalle nebbie della catena dell’Atlante

Ispirandosi a un’antica pratica di raccolta dell’acqua che trova origine nelle Isole Canarie, la ONG marocchina Dar Si Hmad ha installato un sistema semplice ed efficace di fog harvesting per “spremere” le nebbie che avvolgono le aride cime del monte Boutmezguida nell’Anti Atlante. Gestita da un gruppo di donne marocchine, una rete di 600 m2 cattura il vapore acqueo che viene poi convogliato verso i villaggi attraverso un sistema di canalizzazioni. Installato nel 2006, il sistema è oramai ampiamente consolidato, ed è valso alla ONG Dar Si Hmad il prestigioso Premio Momentum for Change delle Nazioni Unite per la lotta e adattamento ai cambiamenti climatici.

Il Léguer, fiume bretone ritornato “selvaggio”

Ancora 20 anni or sono la qualità dell’acqua del fiume Léguer, che serpeggia nelle Côtes-d’Armor, era pessima, al pari di molti altri corsi d’acqua della Bretagna. Ma gli sforzi congiunti di agricoltori, abitanti, associazioni e collettività locali hanno consentito a questo fiume costiero di tornare a essere il paradiso naturale di un tempo… al punto di giungere a ottenere, nell’ottobre 2017, il riconoscimento “Fiumi selvaggi” attribuito a non più di sei corsi d’acqua in Francia. Per tornare ad avere acque pure e ricche di pesci (il tenore in nitrati è oramai vicino a quello di 40 anni or sono), nel 1996 è stato smantellata una diga, i coltivatori dei terreni limitrofi hanno appreso a lavorare utilizzando meno prodotti fitosanitari, e gli argini, le siepi e i boschetti circostanti sono stati ricostituiti per fungere da filtro naturale.

Il Dattero del deserto per rigenerare il suolo del Sahel, povero d’acqua

Per contrastare la desertificazione l’Unione Africana ha varato un progetto ambiziosissimo: la Grande Muraglia Verde. Lanciato nel 2007, questo progetto mira al rimboschimento di una cintura che corre dall’Oceano Atlantico al Mar Rosso, lunga 7.100 km e larga 15 km. Partner del progetto la Klorane Botanical Foundation, che sostiene le popolazioni locali nella regione del Ferlo, a nord-est del Senegal. In 8 anni sono stati piantumati 80.000 alberi (dattero del deserto, acacia e giuggiolo) e sono stati rinverditi 40.000 ettari di deserto, dove l’orticoltura può ora essere di nuovo praticata. Ma il progetto va oltre l’opera di piantumazione: il nuovo manto vegetale, favorendo la rigenerazione del suolo, ha reso possibile la creazione di 6 orti. In cambio della manutenzione dei vivai forestali, oltre 690 donne possono così sfruttare i prodotti degli orti, diversificando la propria alimentazione e assicurando alle famiglie una fonte complementare di reddito.

Il Lago d’Aral torna a vivere

Situato in Asia centrale, alla frontiera tra il Kazakistan et l’Uzbekistan, il Lago d’Aral (o Mare d’Aral) era un tempo il quarto lago d’acqua dolce del mondo. Negli anni 1960 l’Unione sovietica, volendo sfruttare le steppe desertiche della regione, decise di deviare il corso dei fiumi che lo alimentavano per irrigare immense colture di grano e cotone. Avendo perso il 90% della propria superficie, il Lago d’Aral si è separato in due bacini e la sua salinità è aumentata al punto da far scomparire le 28 specie ittiche endemiche che ospitava un tempo. Di fronte a una simile catastrofe ecologica, la Banca Mondiale ha finanziato la riparazione di dighe e la costruzione di uno sbarramento. Completata nel 2005, l’opera ha consentito uno spettacolare aumento del volume idrico, di modo che la zona settentrionale del Lago d’Aral ha già potuto recuperare il 18% della superficie iniziale. Assenti per molto tempo, i pesci hanno finalmente potuto fare ritorno, per la gioia delle popolazioni locali e degli ambientalisti!

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