Preserviamo il polmone verde del nostro pianeta: le foreste!

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Troppo spesso bistrattate, le foreste sono oggetto di programmi di conservazione innovativi ed efficaci: vediamo cosa succede ai quattro angoli del pianeta.

In Sri Lanka, le mangrovie recuperano terreno

La guerra civile ha distrutto quasi un quarto delle mangrovie in Sri Lanka, stato insulare a sud dell’India e primo paese al mondo a proteggere l’insieme del suo patrimonio forestale costiero. Nel 2015, in stretta collaborazione con un’ONG americana, l’associazione locale Sudeesa ha varato un programma di conservazione di ampio respiro volto a sensibilizzare circa 15.000 pescatori, divenuti così guardiani delle zone ricche di pesce del paese, fonte della loro sussistenza. In cambio di un microcredito da utilizzarsi per acquistare reti da pesca performanti, ogni pescatore dedica alcuni giorni all’anno alla messa a dimora delle mangrovie che, entro il 2022, dovrebbero tornare a coprire circa 12.000 ettari, vale a dire, la superficie che occupavano prima dell’inizio del conflitto nel 1983.

Il Pakistan pianta alberi senza tregua per scongiurare il rischio di deforestazione

Nella regione nordoccidentale del Pakistan, la provincia di Khyber-Pakhtunkhwa è tornata lussureggiante grazie a un incredibile programma di rimboschimento iniziato nel 2014. Durante cinque anni, un’équipe di 16.000 braccianti ha lavorato alacremente alla piantumazione di circa 300 milioni di alberi appartenenti a una quarantina di specie. Nel contempo, 150 milioni di piante sono state affidate a privati, mentre l’introduzione di rigorose misure di rigenerazione ha reso possibile la ricrescita di 730 milioni di esemplari. Ma se il programma “Uno tsunami da un miliardo di alberi” ha già raggiunto gli obiettivi prefissati, il Pakistan non ha intenzione di fermarsi: per scongiurare il rischio di erosione del suolo e attenuare gli effetti del surriscaldamento climatico, ha in programma di mettere a dimora 10 miliardi di alberi da qui al 2023. Un gran bel progetto per questo paese dell’Asia meridionale, la cui superficie coperta da foreste è pari solo al 5%, ben lungi dal 12% raccomandato dall’ONU.

La foresta secca meglio conservata? È in Nuova Caledonia

A lungo considerata terra desolata priva di qualsivoglia interesse, la foresta secca della Nuova Caledonia è stata sacrificata a vantaggio di colture e allevamento: e così rimane ora solo il 2% della superficie iniziale di questo bacino di biodiversità ricco di 400 specie vegetali, di cui oltre la metà endemiche. Per contrastare questo fenomeno, collettività e associazioni locali hanno intrapreso nel 2001 uno sforzo di conservazione su ampia scala, volto in particolare a sensibilizzare la popolazione e i responsabili politici rispetto alla ricchezza di questo patrimonio. Dopo la creazione di un Conservatorio Botanico, azioni di sponsorizzazione, di messa a dimora e posa di recinzioni, il bilancio è decisamente positivo: tra il 2000 e il 2017 la superficie di foresta secca oggetto di conservazione è passata da 56 a 692 ettari, vale a dire, dallo 0,3% al 4% della sua superficie totale.

Amazzonia: quando la coltura del Cupuaçu aiuta a conservare la foresta

Dall’Amazzonia giunge un bell’esempio di come lo sviluppo di un’agricoltura redditizia e il rispetto dell’ambiente possano andare di pari passo. Il caso della comunità di Bela Aurora illustra egregiamente come ciò sia possibile: la comunità ha ricevuto il supporto degli agricoltori di Santa Luzia, località della regione Nordest del Brasile, dove il Cupuaçu viene coltivato nell’ambito di un programma agroforestale. Questo metodo di produzione sostenibile consente di stabilizzare il suolo e assicura una convivenza armoniosa tra diverse colture su un medesimo appezzamento. Con le sue alte foglie frangiate, l’Açai, famoso per le sue bacche energetiche, o il Bacaba, un’immensa palma, forniscono l’ombra indispensabile alle piantine di Cupuaçu, che crescono vicine a piante di passiflora o acerola, una varietà di ciliegia che cresce nella zona ed è ricchissima di vitamina C. Sostenuto dalla Klorane Botanical Foundation, questo progetto ha già consentito di mettere a dimora oltre 3.000 alberi di Cupuaçu e di rinverdire l’equivalente di 11 ettari di terreno degradato.

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