Verso un’agricoltura sostenibile e consapevole…

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Ai quattro angoli del pianeta, iniziative su piccola e grande scala testimoniano l’efficacia di un’agricoltura più rispettosa dell’ambiente.

Nei Paesi Bassi, grande successo degli “herenboeren”

Nei Paesi Bassi, dove l’agricoltura è una delle più intensive d’Europa, la comunità degli "herenboeren" (ossia "contadini padroni”) naviga gioiosamente controcorrente. Ideatore di questo progetto nato a Boxtel nel 2016 è l’ingegnere agronomo Geert Van de Veer, che ha riunito 200 famiglie in una cooperativa affittando una ventina di ettari di terreno e i servizi agricoli necessari per produrre frutta, verdura e carne con un approccio consapevole. Con solo 10€ alla settimana, le famiglie aderenti riescono a coprire il 70% del proprio fabbisogno alimentare! Ogni famiglia versa inizialmente 2.000€ alla cassa comune, una somma vincolata per minimo 3 anni, e poi recuperabile. Seguendo l’esempio di questi pionieri, decine di altre comunità di “herenboeren” sono nate nei Paesi Bassi.

In India, lo Stato di Andra Pradesh abbraccia la rivoluzione verde

Un sondaggio condotto presso 500.000 agricoltori indica chiaramente come l’Andra Pradesh, Stato dell’India centrale con 50 milioni di abitanti, abbia decisamente cambiato marcia: lo scorso giugno, ha annunciato lo stanziamento di 2 miliardi di Euro per convertire i suoi 6 milioni di aziende agricole (che si sviluppano su 8 milioni di ettari di terreno) a un’agricoltura sostenibile che non utilizzi alcuna sostanza chimica e impieghi il minor quantitativo possibile di sementi d’importazione, e questo entro il 2024. Obiettivo: rigenerare ecosistemi stremati da un’agricoltura intensiva e dare una boccata d’aria, economicamente parlando, a contadini sovente schiacciati dal costo delle sostanze chimiche sinora utilizzate.

“C’est qui le patron?” scompagina il settore agroalimentare

Dopo il latte, il cioccolato e le uova, la cooperativa francese “C’est qui le patron?” ha iniziato a commercializzare, dal 1 marzo, la “farina dei consumatori”. Frutto di un’agricoltura consapevole, la farina è prodotta da grano tenero 100% francese, garantito senza OGM né additivi. Il prezzo viene fissato a monte dai consumatori, chiamati a votare sul sito della cooperativa per garantire ai produttori cerealicoli un’equa remunerazione. Creata nel 2016 come risposta alla crisi casearia, questa piccola struttura attira un numero crescente di clienti e si ritaglia una presenza sempre più netta sugli scaffali dei supermercati. Nel giro di due anni, “C’est qui le patron?” ha superato la soglia dei 100 milioni di prodotti venduti e ha incamerato un fatturato di 100 milioni di Euro. Quando redditizio fa rima con equo e sostenibile…

Songhaï, un modello di fattoria sostenibile per l’Africa

1985. Godfrey Nzamujo, microbiologo e dottore in scienze dello sviluppo, lascia la California per creare una “fattoria madre” su un ettaro di terreno di qualità mediocre nel Benin. Obiettivo del progetto, battezzato Songhaï? Creare un’azienda agricola sostenibile e autonoma riducendo il più possibile l’impiego di sostanze chimiche. A 40 anni di distanza, la fattoria, che associa agricoltura, avicoltura, piscicoltura, produzione di fertilizzanti e persino fabbricazione di pezzi di ricambio per macchine agricole, si estende su una superficie di oltre 25 ettari e vanta i migliori rendimenti del paese. Ma soprattutto, Songhaï è diventato un centro di formazione che accoglie ogni anno oltre 300 studenti dai quattro angoli del continente, cui eroga formazione in merito alla gestione e alle nuove tecniche agricole. Dichiarato “Centro d’eccellenza per l’agricoltura” dalle Nazioni Unite, il modello Songhaï è stato riprodotto in 16 altri siti: nel Benin, certo, ma anche in Nigeria, Liberia e Sierra Leone.

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